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Orso di Urbiano
Eventi
Scritto da Lupa   

Image
L'orso tradizionale in una foto d'epoca
Festa tradizionale di Candelora: Fora l'ours

Citta e Provincia: Urbiano di Mompantero  (TO)
Regione: Piemonte

Altri luoghi: Varie località della Valle d'Aosta 



TRADIZIONE E RADICI DEL CULTO PAGANO:

Il “Ballo dell’orso”, che si svolge ad Urbiano, frazione di Mompantero, in valle di Susa, è un interessante esempio di tradizione folklorica alpina conformatasi intorno alla tradizione religiosa della Candelora. Il rito si svolge in occasione della festa di Santa Brigida, e segue i canoni di una tradizione che si ripete da tempo: un orso viene portato lungo le strade del paese e bersagliato dalle invettive e dagli scherzi dei partecipanti. Al termine di un percorso, l'animale (in realtà un uomo mascherato con pelli di vario tipo) viene allontanato dal centro abitato secondo un copione che presenta evidenti connessioni con molte tradizioni rituali presenti anche in altre culture, non solo occidentali. Infatti ricordiamo che il travestimento con pelli di animale corrisponde, nella coscienza del gruppo, all'effettiva trasformazione, con tutti i risvolti evocativi che determina. Questo atteggiamento rituale ha forse origine nelle più antiche credenze totemiche da cui certe tradizioni cultuali sono innegabilmente dipendenti.

In questa tradizione sono stati individuati legami con i Saturnali romani e con i riti dedicati alla divinità celtica Brigit, che nella trasposizione cristiana sarebbe stata trasformata in Santa Brigida.

La Festa dell'orso potrebbe essere interpretata come una reminiscenza del Sol invictus: un'ipotesi che non è accettata da tutti, poiché, per le aree alpine, vanno comunque tenute in debito conto le influenze delle religioni di natura precristiana, in cui il "dio-orso" aveva un ruolo non secondario all'interno dei rituali. Secondo un'altra interpretazione, l'orso incatenato, beffeggiato e picchiato, anche solo in senso simbolico, rientrerebbe nell'ambito delle pratiche apotropaiche, che tendono a tradurre nella metafora del ballo la vittoria del bene sul male. In questo senso, il male potrebbe essere l'inverno: ecco quindi che la ricostruzione della cacciata dell'animale tenderebbe a suggerire una trasposizione simbolica della vittoria della primavera sulla stagione più fredda.

 

ImageAI GIORNI NOSTRI:

Il rito di Urbiano si svolge la prima domenica di febbraio e costituisce un’occasione importante di festa per questa piccola località posta alle pendici del Rocciamelone. La sera precedente la festa, dalla piazza del paese, si diparte una piccola processione a cui prendono parte gli abitanti del luogo. Alcuni raffigurano i cacciatori, hanno corde legate in vita e portano un bastone e una fiaccola. Tutti vanno alla ricerca dell’orso.

Il giorno seguente, dopo una funzione in chiesa in onore di santa Brigida, viene distribuito del pane benedetto dalle priore del paese. Si discute sull’identità dell’orso, poiché per tradizione chi si travestirà rimane sconosciuto. L’ingresso in paese dell’orso è accolto dai commenti degli intervenuti: la maschera porta un grande imbuto che utilizza a duplice scopo: amplificare le sue urla e bere le generosi dosi di barbera che gli sono offerte dai cacciatori. Nel centro del paese sceglie la ragazza più bella e con lei inizia a ballare al suono della banda; in seguito i cacciatori condurranno l’orso in un luogo nascosto da cui l’uomo che l’impersona uscirà rivelando la sua vera identità.

Un proverbio della zona recita:

se l'ouers fai secha soun ni,
per caranto giouern a sort papì"


Ovvero, se l'orso fa asciugare il suo giaciglio (cosa che starebbe a indicare tempo bello per quel giorno) per quaranta giorni non esce più.


LE ORIGINI DELLA FESTA

Vi sono varie interpretazioni dell'origine della festa, una delle quali risale all'antico culto pagano di Diana, cui veniva sacrificata una vergine fanciulla (qui la ragazza che balla con l'orso); si può anche vedere nella belva l'identificazione con il carnevale, ma questo è più frequente nella tradizione francese che in quella italiana; la belva, dall'aspetto grottesco e selvaggio rappresenta la paura, che si deve allontanare ed esorcizzare con lo scherno (le botte date all'orso).

Un tempo questo rituale era molto più carico di aggressività: la caccia alla belva era preannunciata con qualche giorno d'anticipo dai cacciatori del paese, che giravano, con il volto tinto di nero, gridando "fora l'ors"; la sera della vigilia, l'orso usciva e passava in tutte le stalle in cui si faceva la veglia, per spaventare la gente, soprattutto i bambini, ed era l'occasione per una bevuta collettiva.

Sull’origine della festa vi sono, da parte degli abitanti di Urbiano, tesi diverse. La prima sostiene che la festa si tramanderebbe dai tempi in cui “un barbaro” persosi nei boschi della valle di Susa, terrorizzava le genti con le sue razzie: un giorno i valligiani, stufi delle sue angherie, lo catturarono e lo portarono legato al centro del paese. Per altri l’orso sarebbe l’inverno e la sua cattura rappresenterebbe la fine della brutta stagione. Più fantastica è la terza ipotesi che pone l’origine del Ballo dell’orso in relazione ad una tradizione proveniente dalla Corsica, per questo fatto si chiamerebbe “Orso marino”.

LE FESTE DELL'ORSO FUORI DA URBIANO 

A Mentoulles nel periodo di Carnevale, un uomo veniva mascherato da orso e tirato con una catena o una corda per le strade, dove veniva schernito e bastonato.
A Volvera invece (sempre nel periodo di carnevale) un personaggio mascherato da orso apriva la sfilata in costume, e in questa "rappresentazione" veniva mostrato pure il giaciglio asciutto dell'orso (riallacciandosi al proverbio precedentemente citato).

Questa festa ricorre non solo in Piemonte e nelle zone dell'arco alpino, ma anche in altre regioni (e nazioni); in tempi più remoti l'orso della festa era vero, portato in giro da un montanaro/domatore che andava da un paese all'altro facendo ballare l'orso nelle piazze. In seguito questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l'orso fu sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa pantomima.
A Putignano, in Puglia, chi impersonificava l'orso girava per le vie del paese, fermandosi nelle piazze: lì, al suono di tamburi, si metteva a ballare la tarantella, tra i presenti disposti in cerchio che battevano le mani a tempo e lo punzecchiavano e colpivano con qualche sberla. A volte, a seconda del tempo, l’orso imitava o no l’atto del costruire il suo rifugio (u pagghiar’).

Questi riti riproponevano comunque una tradizione antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo. Nello svolgimento di questi riti traspare la simbologia dell'orso (che con l'inverno va in letargo e si risveglia a primavera), interprete della forza primitiva della natura. L'orso può anche essere accostato alla figura dell'"uomo selvaggio". In entrambe le raffigurazioni rappresenterebbe comunque il binomio natura - uomo.

Va notato inoltre che, nei giorni prossimi alla Candelora, in Europa si festeggiano numerosi Sant’Orso, dei quali il più noto è quello di Aosta, di origine irlandese (celtica), che si festeggia il 10 febbraio.

L’orso, esotericamente è una rappresentazione della nigrido, cioè dello stadio immediatamente precedente la prima illuminazione.
La “caccia all’orso” ha quindi un antico significato esoterico di “purificazione della nigredo”.

’Orso compare anche, in molte culture sciamaniche, come animale iniziatico.

Sant’Orso festeggiato il 1 febbraio possedeva una fontana miracolosa, da lui stesso fatta scaturire, chiamata “fontana di Sant’Orso”, che ancora oggi continua a offrire la sua acqua, sotto la cappella fatta costruire nel 1649.

 

 
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